La salute dell’intestino come chiave per invertire la perdita di memoria legata all’età

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Per decenni, il declino delle funzioni cognitive con l’età è stato attribuito principalmente alla degenerazione cerebrale. Tuttavia, una nuova ricerca pubblicata su Nature suggerisce che la causa principale potrebbe risiedere altrove: nell’intestino. Uno studio innovativo dimostra che la perdita di memoria legata all’età è fortemente legata alla salute dell’intestino e, soprattutto, può essere reversibile.

La connessione intestino-cervello: oltre la digestione

Il corpo possiede diversi sistemi sensoriali. Anche se abbiamo familiarità con i cinque sensi esterni, esiste un altro sistema molto meno compreso chiamato interocezione, ovvero il modo in cui il cervello percepisce i segnali corporei interni. Il nervo vago è il condotto principale di questa interocezione, che collega il cervello agli organi principali, compreso l’intestino. Questa comunicazione bidirezionale regola la digestione, l’umore e, ora, sembra svolgere un ruolo fondamentale nella funzione cognitiva.

Spostamento microbico e declino cognitivo

Con l’avanzare dell’età, la composizione del nostro microbioma intestinale cambia. Alcune specie batteriche diventano più o meno dominanti, alterando i processi metabolici all’interno dell’intestino. I ricercatori dell’Arc Institute hanno scoperto che l’introduzione di microbiomi di topi vecchi in topi giovani ha compromesso le loro prestazioni cognitive. Al contrario, trattare i topi con antibiotici ha ripristinato la funzione cognitiva giovanile. Ancora più drammatico, i topi nati senza microbioma hanno mostrato un declino cognitivo significativamente più lento man mano che invecchiavano.

Il colpevole: Parabacteroides goldsteinii

Lo studio ha identificato una specifica specie batterica, Parabacteroides goldsteinii, che contribuisce in modo determinante al problema. Questo batterio produce acidi grassi a catena media (MCFA), che si accumulano con l’età. Questi MCFA innescano una risposta infiammatoria nell’intestino, compromettendo la funzione dei neuroni sensoriali vagali. Il risultato? Comunicazione interrotta tra l’intestino e il cervello, con conseguente compromissione della formazione della memoria nell’ippocampo.

Potenziali strategie di inversione

Sebbene gli antibiotici offrano una soluzione a breve termine, non sono sostenibili. I ricercatori hanno invece esplorato soluzioni più mirate. Batteriofagi – virus che prendono di mira specificamente P. goldsteinii – ha ridotto con successo i livelli di MCFA e ha migliorato la memoria nei topi.

Curiosamente, lo studio ha anche scoperto che la stimolazione del nervo vago con agonisti del recettore GLP-1 (farmaci usati per il diabete) o l’ormone intestinale CCK ha invertito i deficit di memoria legati all’età nei topi. Ciò suggerisce che gli interventi focalizzati sulla segnalazione intestino-cervello potrebbero potenzialmente contrastare il declino cognitivo.

Implicazioni e ricerca futura

Questi risultati suggeriscono che ciò che in precedenza attribuivamo all’inevitabile “invecchiamento cerebrale” potrebbe essere influenzato da fattori curabili all’interno del corpo. I ricercatori stanno ora studiando se questo percorso intestino-cervello è rilevante negli esseri umani e se potrebbe svolgere un ruolo nelle malattie neurodegenerative come la demenza. La stimolazione del nervo vago umano è già utilizzata in alcuni casi (epilessia, recupero da ictus) ed è stato segnalato per migliorare la funzione cognitiva.

Il cibo da asporto? La salute dell’intestino non riguarda solo la digestione. È un fattore critico per la salute del cervello e il mantenimento di un microbioma intestinale equilibrato può essere la chiave per prevenire o addirittura invertire la perdita di memoria legata all’età. Il corpo funziona come un sistema interconnesso e le soluzioni al declino cognitivo possono trovarsi in luoghi inaspettati.